Gay & Bisex
Sogno o son desto?
06.08.2026 |
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"Allungo una mano per rimettermi gli slip, li afferro…
Cazzo, non sono i miei…
Mi appoggio una mano al culo e e mi faccio strada all’interno..."
Le sere in non riesci a prendere sonno nonostante la stanchezza sono un incubo: ti sembra di tornare neonato la cui reazione, in questo caso è il pianto mentre la mia è la disperazione alimentata dall’ansia. Ecco perché decido di restare a guardare la TV, ben sapendo che questo non favorirà l’arrivo di Morfeo. Rassegnato a una notte in bianco e vagamente rincoglionito dalla spossatezza favorita dal superalcolico, prendo il telecomando dal tavolo accanto ai due bicchieri abbandonati – credevo di essere a casa solo - ed inizio uno zapping compulsivo nella vana speranza di trovare qualcosa che mi distragga. Le immagini mi sfilano davanti agli occhi alla stessa velocità con cui mi escono le imprecazioni per l’insonnia. Non so se per merito del loop digitale o degli whisky scolati, ma mi sembra di non riuscire più a tenere gli occhi aperti.‘Ci siamo finalmente’, penso sollevato, incamminandomi in slip e ciabatte verso la camera da letto barcollando.
Schiantandomi sul copriletto, però, non trovo il corpo generoso di mia moglie – ora che mi sovviene ha il turno di notte in ospedale - ma una sagoma mascolina e imponente. La sorpresa dura un secondo, subito sostituita da un'inaspettata sensazione di imbarazzante piacere. Allungo una mano verso il suo torace, arrestandomi di colpo.
«Pizzicami e dimmi che non sto sognando. Poi ci presentiamo…»
Pollice e indice suoi pinzano in una morsa dolorosa i miei capezzoli, che si stanno inturgidendo.
«Ah… Sono decisamente sveglio! Piacere, Carlo». Timidamente allungo la mano sui suoi pettorali lisci, restituendo il massaggio ai grossi capezzoli.
Lui sospira e nella penombra, accarezzandomi una guancia, sussurra a bassa voce: «So chi sei, ci siamo presentati prima che tu mi chiedessi di aspettarti qui- E direi che ho atteso a sufficienza...»
Non mi lascia il tempo di ribattere perché, sporgendosi verso di me, avvicina le sue labbra alle mie per un breve, casto bacio. Si stacca sorridendomi. Gli afferro il mento barbuto per riavvicinarci e lasciarci andare. Le nostre lingue si avvinghiano con una foga inaspettata. Gli monto sopra e, abbracciandoci, iniziamo a strusciarci l’uno sull’altro continuando a limonare e gemere. Le nostre mani stringono spalle vigorose e accarezzano schiene lisce e sinuose mentre i nostri membri iniziano ad indurirsi sotto la protezione del candido cotone e poi inumidirsi.
Scendo lentamente tra le sue gambe, bagnando e leccando quel lembo di stoffa colorata già madido.
Lo guardo: mi sorride scompigliandomi i capelli prima di piegare le braccia dietro la nuca. Mentre gli allargo l’elastico dell’intimo, ammiro il disegno del suo membro tracciato dalla mia saliva. Inserisco la mano sfiorando il pube leggermente peloso e faccio uscire l’erezione. Scappello il prepuzio e lo infilo in bocca, gustando ogni centimetro di canna che riesco a inghiottire. La saliva lo bagna mescolandosi a quanto prodotto dal piccolo orifizio creando una miscela afrodisiaca. Lo sfilo e, sempre sorridendogli con la lingua penzoloni, lo uso per schiaffeggiarmi le guance prima di imboccarmi nuovamente.
Le sensazioni che gli regalo devono essere parecchio intense, a giudicare dai mugolii accompagnati da svariati «Continua così» e «Non smettere», che mi ripagano dell’impegno che sto profondendo.
Adesso tocca a me.
Ribaltiamo le posizioni: a gambe spalancate verso la testata del letto, mi sfila gli slip fradici e me lo prende in bocca, lavorandoselo con la mia stessa cura, per poi posizionarsi sopra di me invitandomi a regalarci un memorabile 69.
Lui seguita a spompinarmi divinamente, strappandomi gemiti e sussulti che intercalo con il suo stesso frasario. Intanto mi concentro sul suo membro; è lì, a pochi centimetri dal mio viso, con un sapore e un odore mascolini ancora nuovi per me. Giusto il tempo di ammirarlo ancora per intero e comincio a baciare l'asta tesa e fradicia, prima di estrarre la lingua e riprendere a leccare.
Mi piace.
Lo faccio entrare un pochino in bocca e giro la lingua attorno alla cappella. Lui mugola di piacere mentre dalla sua posizione intensifica il ritmo, scendendo a leccarmi anche le palle per poi passare la lingua intorno al mio ano.
«Pelosetto l’amico!» commenta ironico mentre una strana sensazione, simile ad una scossa elettrica, ma meno pericolosa e profondamente eccitante, mi pervade.
Provo ad imitarlo e, da come reagisce e si offre, realizzo che per lui non è affatto la prima volta.
«Anche qui non si scherza!» ribatto mentre mi sento infilare un dito in culo; spinto dall'emozione, sopportando il lieve fastidio, ricambio il gesto.
«Guarda come sei pronto...», mormora con la bocca seminascosta dal mio palo e dal mio scroto irsuto.
Il pompino prosegue ad un ritmo sempre più serrato.
«Fermati…», gli metto una mano sulla testa ansimando, «mi stai facendo venire!»
Ignora la richiesta, portandomi a un orgasmo idilliaco come mai nessuna donna è stata capace di farmi provare. Il mio seme gli straripa in bocca abbondante; non ne perde una goccia.
Sento anche il suo membro pulsare e capisco che sta per farmi lo stesso regalo: il primo getto dritto in gola, il secondo troppo abbondante, lo lascio colare lungo il mento. Lo estraggo dalla bocca mentre lui finisce di scaricarsi sul petto e sull'addome, spalmando la sborra calda sul pelo che li riveste. Si sposta tra le mie gambe per risalire con la lingua lungo tutto il mio corpo; raccoglie quello che ho perso dalla bocca e con un bacio me la riempie nuovamente. Gli sorrido ancora ansante prima che, sollevandosi sopra di me, mi inviti a riprendere l'asta tra le labbra e pulirgliela, badando questa volta a non perderne una goccia e assaporando quel gusto salato e intenso che inizia a piacermi così tanto.
Ci sdraiamo l'uno di fronte all’altro.
«Hai sonno?», mi chiede, iniziando a far scorrere le dita sulle mie spalle sudate.
«Per nulla», rispondo, massaggiando con i pollici i pettorali lucidi fino a riposizionarli nuovamente sui capezzoli.
Le nostre mani riprendono la conoscenza reciproca lambendo ogni centimetro di pelle per tornare a territori già noti. Afferriamo i rispettivi cazzi, finendo di stimolare la nuova erezione già in fase embrionale. Li abbandoniamo per dedicarci ai glutei, che allarghiamo per esporre i buchi da massaggiare. Movimenti lenti e misurati portano alla penetrazione con un dito… Poi due… Ed infine tre…
«Ti faccio male?», mi sussurra.
«No… E io? Sai…»
«Shhh…», ha capito che è la mia prima volta, «sta andando tutto bene…».
Mi struscia il naso nell’incavo della spalla. «Inculami ora... fammi vedere come te la cavi», mi sfida sorridendo.
«E come?»
«Come lo faresti a una donna…», mi rassicura.
Prende il cuscino e lo posiziona sotto la schiena, spalancando le gambe e mostrandomi completamente l’anello leggermente dilatato che pulsa.
«Io… Io vorrei che…»
Capisce al volo. Mi afferra saldamente l’erezione, mi avvicina a sé per puntare la mia cappella sul buco e lentamente inizia a farla entrare.
Sento la mia asta forzarlo inizialmente e poi scorrere libera dentro di lui. Le mie palle battono contro il suo culo. Inizio a dondolarmi con il bacino avanti e indietro ad un ritmo sempre maggiore. Si concede senza esitazioni. Con una mano impugna il suo sesso teso ed inizia a segarsi tenendo il ritmo delle mie spinte.
«Dio, sì... proprio così!», geme stringendo le lenzuola.
Continuo a spingere fino al culmine: lui si trattiene mentre io mi svuoto del tutto dentro di lui e, restandogli dentro, mi abbandono sul suo corpo bagnato. Mi accarezza dolcemente aspettando che mi riprenda.
«Non penserai che sia finita?», mi dà una pacca sul culo invitandomi a mettermi a pecora, piantando i gomiti sul materasso.
Riprende a leccarmi l'ano, poi mi dilata nuovamente con le dita regalandomi il leggero dolore di prima. «Te la senti?»
«Sì…», la voglia di andare avanti è troppo forte. Sento la punta del suo cazzo premere decisa contro l'ingresso.
«Rilassati... spingi in fuori come se volessi evacuare, così entra facilmente…», mi sussurra all'orecchio, tenendomi saldo per i fianchi.
Seguo il suo consiglio e spingo verso l'esterno. Entra tutto d'un botto. Sento un tonfo al cuore e mi manca il fiato per un istante.
Grido, lasciando al mio corpo il tempo di adattarsi e al piacere di sostituirsi al fastidio. È un piacere viscerale.
Lui inizia a stantuffare a più non posso, accelerando il passo, e quell'attrito continuo sulla prostata mi procura una terza, incredibile eiaculazione con il suo cazzo ancora piantato in culo. Mi sento completamente violato, ma incredibilmente felice.
Non si sfila: mi appiattisce sul materasso e cerca la mia mano per intrecciarla alla sua mentre lentamente si sgonfia dentro di me. Ci addormentiamo così, abbracciati e appagati.
La luce del giorno che filtra dagli scuri mi sveglia dal sogno. O meglio, è più la voce isterica di mia moglie, evidentemente rientrata dal turno, a farlo…
«Possibile che tu non sappia mettere in lavastoviglie due bicchieri? E poi mi domando a cosa caspita te ne siano serviti due, se eri a casa da solo!»
Apro gli occhi a fatica, gira tutto nella stanza. La testa mi pulsa. Allungo una mano per rimettermi gli slip, li afferro…
Cazzo, non sono i miei…
Mi appoggio una mano al culo e e mi faccio strada all’interno.
'Oh…' Mi gratto la testa, confuso
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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